ESTETICA SEDUTTIVA

 

ESTETICA SEDUTTIVA 
E AFFETTIVITA' RELAZIONALE

Di Maurizio Palomba, pubblicato su Il corriere delle Saune, N. 2, OMO ed. 1994

Nel delicato campo della sessualita', e nella fattispecie dell'omosessualita', esistono molte teorie, svariati studi e ricerche ognuna delle quali a volte, sembra detentrice di una verita' assoluta. Tutte sono comunque d'accordo, scrive un famoso psicologo francese, Serge Ginger, nell'asserire che la sessualita' non deve essere né repressa né sfogata, (secondo alcuni autori la repressione cronica produce nevrosi, Freud, mentre lo "sfogo" anarchico rischia di provocare la psicosi, intesa come perdita delle frontiere dell'io), ma gestita con attenzione e rispetto, in quanto energia fondamentale. La mancanza di una concezione che vede la sessualita' come una personale maturazione sessuale ed emozionale, cioè di integrazione di esperienze si, sessuali, ma anche affettive, sentimentali, piene di spinte ideali, di sessualita' e felicita', di sessualita' e spiritualita', di incontro autentico con se stessi e con l'altro, impedisce il processo di maturazione e, non ci sono certo serviti i predicozzi dei moralisti ecclesiastici, così come non servono al giorno d'oggi le lezioni di idraulica genitale raccomandate dai laici. Non c'è quindi da stupirsi se i giovani si rifugiano in una concezione pratica della vita che vede il sesso solo come illustrazione di allegre e ciniche spregiudicatezze, sia in ambito gay che non. Le emozioni, i trasalimenti, le speranze, i tradimenti, le delusioni, il tremore del dubbio e dell'abbandono, gli interrogativi esistenziali vengono negati e definitivamente alienati nell'oscurita' di una sessualita' vissuta in incognita, senza l'altro, ma solo nella fisicita'.
Ma il punto cruciale di tutto questo secondo me, e spesso la comunita' gay ne ha risentito per diversi motivi, culturali, sociali e politici, sta nel fatto che la sessualita' viene proposta come un prodotto da consumarsi e costantemente e ripetutamente, separandola dall'affettivita'; il corpo diviene merce di scambio, la fusione orgasmica meccanico premio di una ben condotta attivita' ginnica. Un gay o una lesbica, mi riferisco ai gay come persone omosessuali in generale maschi e femmine, sa cosa vuol dire sentirsi diverso. Diversita' che comincia ad avere una consapevolezza, di solito intorno agli anni dell'adolescenza, che è fondamentale per costruire la propria identita' sessuale. I modelli di riferimento omosessuali nella nostra societa' sono quasi assenti, e spesso mettono in evidenza gli stereotipi della cultura patologica/deviante di alcuni anni fa. Nella nostra societa' prevalentemente eterosessuale, vengono a mancare al giovane gay, ma anche all'adulto, tutta una serie di punti di riferimento, di sostegno e di oggetti d'identificazione positivi, che possano favorire il sano sviluppo affettivo e relazionale dell'individuo. Un gay sente la propria diversita' come solitudine nell'essere l'unico mostro al mondo, con enormi difficolta' a parlarne sia in famiglia sia fuori. Si sente attratto da persone dello stesso sesso, è curioso e interessato al corpo maschile, legge libri ad hoc e guarda riviste cercando di comprendere la sua realta' e, così costruisce anche il suo gusto estetico; fantastica con i personaggi-eroi, o i bellissimi dei telefilm o dei film, delle telenovelas, attento a cogliere quelle sfumature e quelle espressioni estetiche che gli procurano un vago piacere e/o momentanee illusioni. Più tardi, si innamora di un uomo che essendo eterosessuale non può ricambiare i suoi sentimenti con la stessa intensita', e avra' difficolta' a ricambiare sentimenti con donne che si innammorano di lui.
Lo stereotipo del "bello" estetico che segue i canoni cinema(fo)tografici viene ad essere introiettato e ahimè assimilato. Così spesso sul piano della relazione un bel corpo, un bel viso, ecc., vengono prima di tutto. La vista, come organo più immediato, rappresenta il canale privilegiato per la scelta, gli occhi sono il mezzo per comunicare questa scelta, questo interesse; lo sguardo diventa il canale privilegiato d'approccio per la comunicazione seduttiva; sfruttando i secondi in cui si sostiene lo sguardo verso l'altro si può voler dire: "mi piaci" oppure "ti stai accorgendo che ti guardo?", ancora "abbasso gli occhi prima di te perché aspetto che sia tu a farti avanti". E' l'inizio del rituale seduttivo che può andare avanti per minuti, ore, mesi. Il secondo momento è caratterizzato dal passaggio all'azione: l'individuo, uno dei due, decide consapevolmente e attivamente di avvicinarsi fisicamente, di stabilire un contatto diretto e così il rituale diviene scontato nelle frasi: "hai da accendere," " scusa, sai che ore sono?" "di che segno sei?" "dove ha comprato il giubbotto?" oppure più semplicemente " Ciao, come ti chiami?" o " Esci per fare un giro?". A secondo delle risposte dell'altro, il contatto pieno avverra' fra lo sfogo immediato della pulsione oppure nella possibilita' di una conoscenza più approfondita, preludio di una qualche relazione. Non di rado accade che l'individuo, per controllare la pulsione erotica e tutta l'energia che essa contiene, tenta di placare l'istintualita' della passione dirigendosi ciecamente verso l'oggetto che dovrebbe soddisfare il bisogno. Sperimentare senza la consapevolezza ciò che si vive, spesso innesca un circuito di "consumismo esperienziale", che non conduce all'appagamento del bisogno-desiderio alla base dell'azione, in quanto non entra a far parte integrante dell'esistenza individuale. E molti gay conoscono l'amaro sapore del dopo-avventura, o peggio ancora di una attivita' sessuale "consumata" nell'anonimita' dell'altro e della situazione, dove ci si accontenta di incontrare non una persona ma il suo pene, le sue dimensioni e il ruolo che "gioca". E' esperienza alquanto comune, anche il senso di vuoto che attanaglia l'esistenza, priva di calore, di presenza, di coinvolgimento che non raramente si prova quando ci si allontana troppo da se stessi e dalle esigenze più profonde. E lo stare da soli con se stessi diventa più difficile, contattare i bisogni d'intimita' relazionale un'impresa che si allontana sempre più e al suo posto subentra la routine degli amplessi utili solo ad una immediata ed intrattenibile discarica pulsionale. L'energia erotica così può diventare ingestibile e difficilmente convogliabile in attivita' più piene e proficue per il proprio sé.
Se accettiamo, per meglio comprenderci, la concezione degli antichi Greci che possedevano tre parole per indicare l'amore: èros, il desiderio simbolicamente localizzabile nel corpo o nel sesso; agape, l'affetto, a connotazione fraterna localizzabile nel cuore; filìa, l'amore o l'interesse per un amico, per la musica o per la verita' localizzabile nella testa, potremmo dire che l'integrazione di questi tre elementi costituisce la sessualita' nel suo senso più completo: l'integrazione cioè di testa-cuore-bacino. Ed è proprio la scissione, come meccanismo della psiche umana, che per vari motivi, culturali, sociali, personali opera una divisione, separando l'eros dai sentimenti. Molte delle persone che seguo all'istituto Gay Counseling (ASPIC) e all'Arci Gay Pegaso, arrivano da me e nel gruppo d'incontro del giovedì, proprio con questa esigenza, di ri-trovare la propria sfera d'intimita' che possa permettere loro di vivere una vita piena e creativa, dove la sessualita' ha l'intrinseco obbiettivo di integrarsi nel progetto esistenziale dell'individuo, di relazione d'intimita' basata sull'incontro autentico di due persone che hanno l'umile progetto di crescere assieme.

Marzo,1997