Articoli : FATTORI COMUNI NELLA RELAZIONE INTIMA

    A nostro parere, una modalità comunicativa che permetta di relazionarsi ad un’altra persona in modo più autentico e gratificante per entrambi (e questo vale non solo per i rapporti di coppia ma per tutti i tipi di intimità possibile, dai rapporti con i genitori, con i fratelli, a quelli amicali), presuppone alcuni fattori dai quali è impossibile prescindere:

1) II comportamento deve riflettere il proprio stato interiore.

    Non si può produrre alcun contatto reale con l’altro, se ci si comporta come se si fosse diversi da come si è realmente. Non serve agire in modo calmo, sicuro, benevolo, affettuoso, se interiormente si stanno vivendo stati d'animo profondamente diversi. E’ del tutto inutile tenere nella relazione con gli altri una facciata alla quale non corrisponde l’effettiva realtà interiore (Giordani, 1988).

2.) E’ necessario sapersi ascoltare e accettarsi per quel che si è.

    Per essere efficace nell'incontro, ogni membro della diade dovrebbe imparare ad avere il coraggio di ascoltare le varie reazioni che prova nei confronti del proprio partner, momento per momento.

3) E’ necessario imparare ad ascoltare l’altro.

    Uno dei più grossi problemi quando ci si relaziona con un’altra persona, è quello di riuscire a porre l’attenzione a ciò che l’altro sta cercando di trasmetterci.

    In genere prestiamo attenzione al messaggio che ci viene comunicato attraverso il linguaggio verbale, ossia al contenuto freddo della comunicazione. I sentimenti del partner, spesso ci sfuggono, talvolta non superano la soglia della nostra recettività. Questa limitazione nell'ascolto, impoverisce di molto il significato della comunicazione e impedisce il processo attraverso il quale l’uno possa riuscire a comprendere in modo corretto e profondo il messaggio dell’altro.

     Ognuno di noi approccia la realtà secondo una modalità sua, propria, che è frutto di alcune caratteristiche, per così dire, innate, sviluppate, però, in interazione con l’ambiente e maturate con l’esperienza. Quindi ha un suo modello di realtà, che è stato costruito accogliendo dagli eventi esterni, solo quei dati che i propri filtri hanno lasciato e lasciano passare. Quando tentiamo di comunicare non prendiamo assolutamente in considerazione che i nostri filtri, e di conseguenza la nostra visione del mondo, potrebbero non coincidere affatto con quelli del nostro comunicatore.
 

     Ascoltare in maniera attiva, vuol dire, invece, liberarsi dai propri filtri di interpretazione del messaggio che ci proviene dall’altro, e cercare di entrare nell’intimo di ciò che l’altro sta cercando di trasmetterci.

     Per ascoltare in modo attivo, oltre a mettere in atto un atteggiamento empatico, ad essere il più autentico possibile, come abbiamo già imparato, è importante “riproporre” al comunicatore ciò che a noi è giunto del messaggio che lui aveva emesso, chiedendone conferma (“stai dicendo che...”). Così facendo otteniamo due vantaggi ai fini comunicativi: da un lato il comunicatore non si sente “abbandonato”, ma ci percepisce come attenti e interessati a lui, dall’altro abbiamo la possibilità di verificare momento per momento di essere in sintonia con l’altro, e soprattutto di non star mettendo in atto, i nostri filtri di lettura che in realtà deformano il messaggio originario.

    La riformulazione, così viene chiamato nell’approccio rogersiano questo processo di rimando, permette inoltre, al comunicatore, di monitorare in itinere ciò che sta veicolando all’altro, e spesso può essere un punto di partenza per un riadattamento del proprio punto di vista, nel momento in cui sente meno suoi i concetti che ha appena espresso e che gli sono stati riferiti. La riformulazione in definitiva funziona come un meccanismo a retro-feedback, che permette un monitoraggio e un aggiustamento costante e continuo della relazione.

 

 

 

A



Schede Articoli

Indice Generale


Home Indice
Proprietà riservata www.aiutogay.it