La Psicoterapia della Gestalt è un approccio centrato sulla presenza.

 

            Fu, elaborata a partire dagli anni '40, da Frederick Perls (1893-1970), psichiatra e psicanalista berlinese. Si inserisce nel filone della psicologia ad orientamento umanistico ed esistenziale e ne rappresenta uno degli apporti più significativi ed originali.Da allora è stata oggetto di continui sviluppi ed approfondimenti; oggi si avvale di una ricca elaborazione teorica e di una consistente riflessione sulle sue applicazioni cliniche. Il termine Gestalt richiama i principi della teoria psicologica della Forma, alcuni dei quali vengono estesi dal campo dei fenomeni percettivi alle dimensioni della vita affettiva. Secondo l'approccio gestaltico la presenza si costituisce come consapevolezza che riguarda simultaneamente e globalmente diverse dimensioni dell'esperienza. I livelli: mentale, emotivo e somatico (memoria e anticipazione, percezione, sensazione, sentimenti e pensieri) nella loro complessa interazione costituiscono gli elementi di questa consapevolezza.

Presenza dunque come fatto vivo e dinamico, refrattario ad ogni sensazione e mito di armonia; capacità di ascolto dei ritmi biologici profondi (sensazioni) e dei dati esterni dell'ambiente; presenza come alternanza di contatto e ritiro, capacità di apertura e chiusura. Il malessere nasce quando questo malessere viene bloccato, quando la consapevolezza si interrompe, quando una persona attua una riduzione o una alterazione del "campo" per evitare esperienze che non può o non vuole attraversare. Il blocco è incapacità a procedere (impasse), a scegliere, a decidere; i sintomi e la sofferenza che ne derivano sono l'espressione di questo arresto, la voce del disagio presente.

Mentre gli approcci casualisti s’interessano principalmente ai contenuti eliminati dalla coscienza e alle cause dell'evitamento, nella Psicoterapia della Gestalt l'interesse è rivolto ad indagare il come la persona attua questo blocco e con quali strategie altera il processo di consapevolezza.

La Psicoterapia della Gestalt si attua nell'ambito di un setting terapeutico individuale o di gruppo, con l'ausilio di un insieme articolato di strumenti tecnici  e conta essenzialmente sulla qualità della relazione terapeutica e sulla consapevolezza di ciò che vi accade. Il percorso terapeutico a partire dalla domanda del paziente, aiuta a riattivare i processi bloccati, ricostituendo (o costituendo) le risorse emotive per integrare le esperienze che erano state evitate. La persona ritrova la propria responsabilità (capacità di rispondere), abbandona i sintomi e riattiva le risorse di benessere. Tale processo si realizza nel rispetto del ritmo proprio di ciascuno e degli obiettivi di cambiamento desiderati. La terapia si figura come luogo di esperienza, di analisi e di apprendimento (ri-apprendimento), in cui il terapeuta è presente con le proprie competenze, sensibilità e capacità ricreativa.

La sua base contrattuale (legata cioè ad obiettivi concordati inizialmente) e la possibilità di articolare gli strumenti operativi, fanno della Psicoterapia della Gestalt un approccio duttile ed in continua evoluzione. Per questo i principi e le tecniche gestaltiche trovano trovano ormai valida applicazione anche in ambiti diversi dalla psicoterapia: nelle relazioni di aiuto, nel colloquio clinico, nelle terapie di sostegno e in campo educativo.

 

LA GESTALT*

            La Gestalt viene oggi  praticata in contesti e con obbiettivi assai diversi: nella psicoterapia individuale faccia a faccia, nella terapia di coppia con entrambe i partners presenti contemporaneamente, nella terapia familiare, nei gruppi continuativi di terapia ( con incontri di un pomeriggio a settimana o di un fine settimana al mese), come pure nei gruppi di sviluppo personale del potenziale individuale, o in seno ad istituzioni (scuole, istituti per giovani disadattati, ospedali psichiatrici e così via) o in fine sia nell'ambito di aziende sia industriali che commerciali.

Essa si rivolge a persone sofferenti di disturbi fisici, psicosomatici o psichici catalogati come << patologici >>, ma anche a quelle persone che si trovano in difficoltà difronte qui problemi esistenziali che, purtroppo, si verificano normalmente nella vita - conflitti, rotture, solitudine, lutto, depressione, disoccupazione, senso di incapacità o di impotenza - o ancora, in senso più ampio, a qualsiasi persona (o organizzazione) che

ricerchi una migliore espansione del proprio potenziale latente, non un semplice star meglio, ma un << essere di più >> una migliore qualità di vita.

Esistono delle patologie gravi e dei malati profondamente perturbati, degli psicotici pieni d'angoscia e dei nevrotici disperati. Ogni giorno incontriamo queste persone in terapia, sia individuale che di gruppo.

Ma esistono anche dei problemi esistenziali correnti ed è da molto che le statistiche dei vari paesi ci ricordano che i suicidi sono più  numerosi fra i cosiddetti << normali >> che fra i malati mentali << designati >>.

Dove finisce, allora, il << normale >> e dove comincia la << patologia >>? Come scegliere fra l'eccesso del ricovero coatto e il romanticismo dell'antipsichiatria?

Chi potrà affermare che il lutto per una persona cara o la spesa energetica per una rottura amorosa sono più facilmente gestibili di una nevrosi ossessiva o di una frigidità primaria? Non disponiamo certo di uno scandaglio per misurare la profondità dei disturbi e, in sostanza, poco mi curo della nosografia saccente misurata col peso delle parole.Io rifiuto di pronunciarmi fra << malattia >> e << malessere >> esistenziale e non mi oppongo alla << terapia dei normali >> preconizzata da Perls, che lamentava di dover riservare il suo metodo ai soli malati ed emarginati.

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