LE SEI CONDIZIONI necessarie e sufficienti
nel counseling CON
 CLIENTI GAY, lesbiche, bisessuali

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Maurizio Palomba, psicoterapeuta, Istituto Gay Counseling®

     L'approccio Umanistico-Esistenziale trova fra i suoi fondatori Carl Rogers, psicologo e scienziato americano che, negli anni '60/70 ha definito una metodologia e un intervento psicologico/psicoterapico con tecniche mirate ad agevolare la persona nella sua crescita psicologica. Tale approccio (Client Centered Therapy), non si basa soltanto nell'aiutare in senso strettamente terapeutico il "paziente", che qui è chiamato cliente ma pone, nel rapporto e nell'alleanza della relazione che s'instaura fra cliente e counselor, le condizioni ottimali per un'espansione, una crescita esistenziale e per l'autorealizzazione dell'individuo stesso. In quest'ottica il lavoro con Gay Lesbiche e Bisessuali (GLB) è qualcosa di diverso da una terapia che ancor oggi da più parti è ancora tesa alla cura e ad una "normalizzazione", in senso eterosessuale, della persona; diverso poiché facilita (il counselor è chiamato anche facilitator) la persona a diventare ciò che è seguendo le sue personali inclinazioni e caratteristiche.

     Un autore statunitense Davies (1998) ha approfondito le condizioni (sei come nelle indicazioni di Rogers) fondamentali per lavorare efficacemente con questo tipo di clienti. Un approccio che comunque utilizza tecniche e metodi tradizionali ma in una prospettiva non-tradizionale. Non è possibile, infatti, praticare uno stesso metodo per tutti i clienti, o per tutti i gay. Io che mi sono formato in una scuola integrata (ASPIC) tendo a valorizzare l'utilizzo creativo delle varie metodologie e della prassi terapeutica, cercando di "costruire" assieme al cliente il vestito adatto che solo lui può decidere di indossare, come e quando vuole; per fare questo oggi più che mai, credo che ogni terapeuta/counselor debba avere conoscenze appropriate e training formativi ad hoc.

Ora vediamo sinteticamente quali sono le sei condizioni.

1. Il Contatto psicologico.

Due persone sono in contatto psicologico attraverso l'incontro che inizia con un a fase di pre-contatto, cioè di accoglienza di ascolto in cui il counselor/terapeuta oltre a osservare come il cliente Gay/Lesbica/Bisessuale (GLB) si presenta, sarà anche attento al suo modo di porsi, valutando la sua postura professionale e le personali attitudini rispetto a quel cliente. La prima grande difficoltà che incontra chi, a partire da un'esperienza di clandestinità e/o di non detto nemmeno a se stesso, vuole esplorare il proprio disagio è, in realtà, il bisogno di un'accettazione incondizionata dei propri "fantasmi. Con ciò intendiamo dire che solo una modalità terapeutica che si fondi sulla totale accettazione incondizionata, per dirla con Rogers (1970), dell'individuo, e che ha quindi come obiettivo intrinseco il rispetto e lo sviluppo della specificità e originalità, può agevolare l’omosessuale a creare la propria identità esistenziale (Del Favero-Palomba, 1996). Molti G/L/B affermano che è importante conoscere l'orientamento sessuale del terapeuta (Davies, ibidem). Offrire uno spazio di sostegno psicologico dove si accetta e si permette incondizionatamente l'esplorazione e l'espressione della propria diversità, è anche un’esperienza personale di "coming out" per psicoterapeuti che, dichiarando apertamente la propria omosessualità favoriscono un rispecchiamento al cliente e una possibilità migliore di autodefinizione. In questo, certamente comunicare ad uno psicologo gay è facilitante per l’alto grado di possibile condivisione.

2.Accoglienza: il cliente è incongruente essendo probabilmente è ansioso e vulnerabile.

Non dimentichiamo che la società ha contribuito notevolmente a distorcere l'autoimmagine dei G/L/B ed è probabile che questo abbia portato la persona a disagi e vulnerabilità con diversi possibili stati di disorganizzazione psicoemotiva. Altri autori (Coleman, 1981/82, Del Favero/Palomba, 1996) hanno ben rappresentato le caratteristiche degli stadi di autoaccettazione e del coming out (uscire fuori, rivelarsi), con tutte le corresponsioni sul piano della costruzione dell'identità. Anche se diverse ricerche hanno dimostrato come l'omosessualità per sé non è da considerarsi patologia, essa viene comunque trattata sul piano sociale come disturbo psicologico, disordine mentale, perversione (Gonsiorek, 1977). Il counselor a questo punto, può agevolare la comprensione e la consapevolezza di queste incongruenze e l'ansia ad esse associate. Importanza fondamentale assume il setting e la postura del counselor nel rispondere adeguatamente all'incontro col cliente, per esempio particolare attenzione alla riservatezza e al ricevere la persona in un luogo adeguato e sicuro da indiscrezioni

3. La congruenza del terapeuta

L'autenticità, è una condizione del terapeuta/counselor che si sente nella relazione liberamente e profondamente se stesso. Egli può, per il benessere del cliente, esprimere autenticamente ed empaticamente la propria situazione emotiva attuale, così da sentirsi capace di accettare l'altro nella maniera più incondizionata possibile, senza presentare facciate precostituite e/o ruoli stigmatizzati. La capacità di essere autentico consiste anche nell'aver elaborato i messaggi ricevuti sugli omosessuali, e nell'aver esplorato la propria componente omosessuale e le fantasie di attrazione per le persone dello stesso sesso. Stereotipi e pregiudizi, cause dell'omofobia internalizzata, possono far parte anche di terapeuti gay che raramente esprimono il loro orientamento sessuale, per paura del giudizio e di eventuali disagi che si potrebbero creare sul piano professionale, anche da parte di altri colleghi. La padronanza di sé e la congruenza del counselor rispetto alla propria omosessualità sono indici per un ottimale lavoro con clienti G/L/B. Terapeuti eterosessuali hanno meno motivazione a lavorare con questi clienti, che potrebbero essere causa disagi e sentimenti non confortevole durante la seduta.

4. L'accettazione incondizionata (Rogers, 1957, 1990)

La terapia umanistico-esistenziale sottolinea due elementi fondamentali nell'incontro terapeutico: il primo consiste in una comprensione della persona che non può basarsi sull'analisi cognitiva dei meccanismi comportamentali ma deve considerare l'individuo, e in particolare ciò che esso sperimenta nel qui e ora, come unica fonte di conoscenza; il secondo elemento sottolinea l'importanza dell’accettazione incondizionata" e della "comprensione empatica" della persona da parte del terapeuta. Molto discussa da diversi autori, essa pone domande di notevole complessità, soprattutto quando si ha a che fare con situazioni limite per esempio sul piano legale. D'altro canto anche la neutralità cui diversi autori indicherebbero, potrebbe non essere un positivo ed utile modo di dare attenzioni e accoglienza, come del resto un'eccessiva dimostrazione di entusiasmo. In questa serie di questioni ancora dibattute, il BAC (Code of Ethic for Counselors, codice etico per counselors) si esprime coì: il counselor deve conoscere e destreggiare i pregiudizi e gli stereotipi per assicurarsi un approccio integralmente anti-discriminatorio nella sua attività professionale (BAC 1998:A2). Già la conoscnza di questo codice è utile per conoscere molti principi rispetto ad approccio "gay affermative".

5. La comprensione empatica

In una seduta di counseling l'incontro fra due personalità e la loro inter/relazione sono regolati da ciò che viene definita "empatia"; un processo mediante il quale, sia il counselor sia il cliente, vengono portati ad uscire da se stessi e a fondersi in un'entità psichica comune. Si tratta del mettersi nei panni dell'altro, perdendo temporaneamente la propria identità, uno stato d'identificazione che si espleta tramite la comunicazione e soprattutto attraverso il canale del linguaggio (Del Favero/Palomba, 1996). E' un modo particolare di comprendere una persona, che può essere attuato solo da chi "ha la capacità di mettersi al posto di un altro, di vedere il mondo come lo vede costui" (Rogers, C. & Kinget, M. G. 1970).

Edoardo Giusti (1995) definisce, l’empatia come l’atteggiamento e l’abilità di seguire, afferrare e comprendere il più pienamente possibile l'esperienza soggettiva dell’altro, ponendosi dal suo stesso punto di vista.

Il termine empatia deriva dal greco "en-pasco", che tradotto letteralmente vuol dire "provo, sento dentro", ossia riesco a provare e sentire quelle emozioni come se fossi dentro l’altra persona (La Fata, 1999).

Provare empatia non vuol dire, però, identificarsi con l’altro, bloccarne il processo di comprensione di sé o presumere implicitamente di saperlo capire (falsa empatia). Il primo passo importante per comprendere a fondo il significato del termine empatia è quello di distinguerlo da un altro concetto, simile ma non sovrapponibile: la simpatia (siun-pasco, provo, sento insieme). E’ difficile distinguere questo sentimento da quello vissuto nell'empatia, perché le due disposizioni esprimono, entrambe, lo stato emotivo che si risveglia nell'animo di fronte ai sentimenti altrui (Giusti, ibidem).

L’empatia riguarda, invece, aspetti cognitivi e emotivi dell'esperienza altrui e si traduce in una partecipazione all'esperienza dell'altro, vissuta come lui la vive, si tratta, in questo caso, di sentirsi come "nei panni" dell’altro. Empatizzare con un’altra persona significa "entrare nel mondo personale dell'altro e starci a proprio agio come a casa propria" (Giordani, 1988).

6. Conoscere il background (adattamento dell'autore)

Tutto questo significa che sia terapeuti eterosessuali sia omosessuali devono essere a conoscenza delle prospettive del background della comunità G/L/B e delle sue risorse, per esempio modelli di relazione intima, (aperte/chiuse, attitudini sessuali, livello di coming out, come il cliente percepisce il proprio corpo, ecc.) per poter entrare meglio nel mondo emotivo dell'altro. In accordo con Davies (ibidem) credo che gli operatori della salute mentale possono essere particolarmente utili, ed efficaci, con clienti cosiddetti 'diversi' e che stanno esplorando il loro coming out specie nella fase della socializzazione comunitaria. L'aspetto fondamentale dell'empatia e che dà gran forza al processo di cambiamento, sta anche nel saper comunicare il proprio stato emotivo e, per il counselor, questa capacità viene acquisita e rinforzata in un percorso di formazione teso a garantire il benessere e la salute psicologica dei clienti/utenti, e anche la propria.

Bibliografia consultata
Coleman, E., (1982) Developmental stages of the coming-out process, in J. Gonsiorek, Homosexuality and psichotherapy. 31-44 N.Y. Haworth.
Davies, D. (1998) The six necessary and sufficient conditions applied to working with lesbian, gay, and bisexual clients. The Person-Centered Journal, Vol.5, Issue 2, USA
Del Favero, R. & Palomba, M., (1996), Identità Diverse. Psicologia delle Omosessualità. Kappa ed. Roma
Giordani, B. (1988), Psicoterapia Umanistica, da Rogers a Carkuff, Cittadella Ed
Giusti, E., Iannazzo, A., (1998), Fenomenologia e integrazione pluralistica. Ed. Universitarie Romane.
Gonsiorek J. C., PhD, (1982) Homosexuality & Psychotherapy. The Haworth Press, Inc. New York.
Gonsiorek, J.C., (1977) Psychologicol adjustment and homosexuality. Social and Behavioral Science Documents, MS 1478, San Raphael, CA: Select Press
La Fata, S. (1999) Essere in due: punto d'arrivo o di partenza? in Essere e vivere la diversità, di Palomba M. (a cura di) Kappa ed. Roma.
Rogers, C. & Kinget, M. G. (1970) Psicoterapia e relazioni. Boringhieri ed.
Rogers, C. (1957) The necessary and sufficient condition of therapeutic personality change. Journal of Counseling Psychology 21, (2) 95-103.
Rogers, C. (1990) The necessary and sufficient condition of therapeutic personality change, in H. Kirschenbaum & V. L. Henderson (Eds), The Carl Rogers Readers. London: Constable. Original work published in 1957.

Giugno 1999