IL MASCHILE E L'AFFETTIVITA'


Di Roberto Del Favero

....La crescita . Nella crescita si evidenzia e struttura il maschile e il femminile. Come sempre in un contesto in cui esiste gia' un modello di maschile e femminile pre-proposto dal mondo genitoriale e dal contesto di riferimento, e' ovvio che la capacita'-incapacita' di un adulto a vivere per sé "l'esperienza fondamentale" incide fortemente oltre che sul bambino anche nello sviluppo della relazione adulto/bambino. Se gli adulti avessero chiaro che il bambino non e' un loro prodotto da modellare ma un altro da sé la cui esistenza e' significativa per la propria esperienza evolutiva, vivrebbero il loro rapporto di relazione come occasione di crescita, stimolando così il cammino autonomo del bimbo. Meno gli adulti sono in grado di riconoscere e vivere le fasi dell'esperienza fondamentale per se stessi, maggiore sara' la loro sofferenza e piu' pesanti diverranno gli ostacoli che il bambino dovra' incontrare. Nella prima fase, laddove permangono forti elementi fusionali, la differenziazione maschile e femminile in generale e' concepita, ma non agita. Da quel momento in poi si caratterizzera' nella proposta di modelli, nei metodi, nei giochi. Lentamente cio' che e' una parte diventa il tutto: tu sei solo maschio, tu sei solo femmina; e cio' secondo schemi e ruoli possibili con grande disutilizzo delle risorse dei soggetti. Quali sono le differenze fondamentali nell'educazione del bambino e della bambina che vengono veicolate dalla cultura dominante? Per le bambine : il gioco riguarda la vita quotidiana, le bambole, i piccoli animali, tutta la gamma dei colori nel vestire, l'accudimento e quindi l'esperienza dell'ascolto. Per il bambino: i giochi sono astratti legati all'acquisizione rapida del linguaggio, acquisizione di abilita' a progettare e costruire fuori dall'ambiente domestico; nulla sul quotidiano e sull'attenzione a sé e all'altro. Per le donne, da madre in figlia, si trasmette in qualche modo una cultura del corpo femminile con i suoi mutamenti, che percio' stesso si rende visibile. Per il bambino non esiste una cultura della corporeita' e dei suoi mutamenti, mentre sono chiarissime le finalizzazioni esterne. Il padre del tutto assente ed estraneo alle dinamiche educative e della crescita,(oggi per fortuna le cose si stanno modificando per certi aspetti) non sa parlare di cio' che dovrebbe testimoniare. Anche il corpo maschile e i suoi organi sessuali subiscono mutazioni notevoli nel corso della crescita: comparira' una prima erezione spontanea ed anche un'eiaculazione notturna. Ma per queste esperienze, pur importanti, ad un maschio nessuno dira' nulla. In questa non cultura del corpo maschile, in questa disattenzione ai mutamenti, in questa mancanza di un rispecchiamento sereno con il padre, il maschio sviluppa con altri giovani quella solidarieta' che permetta di dare senso provvisorio a cio' che succede nel corpo e in particolare al pene. . La fissazione sul membro e sulla sua efficienza e' una conseguenza logica e da qui la perdita di una corporeita' consapevole. E' questa la "forza maschile": la capacita' di poter vivere senza il proprio corpo per sé. Infatti il piccolo maschio imparera' velocemente che emozioni, bisogno di tenerezza, ascolto di sé, ascolto dell'altro, sono esperienze da non fare, roba da donne; meno si soffermera' su queste esigenze-esperienze, piu' sara' virile, meno sara' donna, piu' potra' riuscire ad essere esterno da sé. In contrapposizione a questa cultura del corpo esterno da sé, perché a loro volta le donne fanno i conti con un corpo che e' finalizzato alla procreazione e non per se, le donne hanno urlato "Il corpo e' mio e me lo gestisco io" . Un urlo importante e lacerante perché rivendica per sé il proprio corpo, ne rifiuta le finalizzazioni e rimanda ad un sentire che puo' essere solo personale. La stessa lacerazione la producono i gay nel momento in cui propongono un diverso rapporto con il corpo ed espandono la coscienza dell'erogeneita' del corpo. Le donne e l'omosessualita', nel contesto sociale e culturale del nostro tempo, hanno minato l'immagine dell'identita' stabile identificata nel ruolo e così si e' imposta una ricerca, un ascolto di sé capace di dar forma a dei bisogni veri. La liberazione ci stimola, l'autenticita' ci fa sperimentare una leggerezza, ma e' anche vero che la sicurezza dei modelli semplicistici ci riaffascina proprio perché, ci permette di evitare l'esperienza della inadeguatezza. L'urlo delle donne c'e' stato, la faticosa ricerca di relazione dei gay maschi e' iniziata e molti sentono particolarmente intense queste esperienze. Per molti il disagio non e' rinviabile e così assume un linguaggio proprio e diviene esperienza di una ricerca di sé non piu' dato dall'esterno ma dalle " viscere " di ciascuno. Forse la "debolezza" della confusione ci permettera' di accettare che semplicemente siamo condannati a crescere, a sperimentarci, ad entrare in una ricerca del senso di noi e del nostro benessere. Credo che solo chi sta provando ad ascoltare e rispettare la propria "debolezza" ovvero come dicevo il limite del modello datoci, puo' poi essere in grado di rispettare l'altro e cominciare ad incontrarlo come diverso da se. Incontrarsi al di la' della superiorita'-inferiorita', del possesso (seppure con la creativita' di bisogni mutevoli), consapevoli quindi dei limiti riconosciuti e dichiarati. La propria specificita' diviene così visibile e il confronto possibile. Lo spazio che si apre e' quello di una intimita'-condivisione consapevole e attuabile in quel dato momento; nessuno si occupera' piu' di salvare nessuno, perché potra' dare per scontato che l'altro sa di sé quanto ognuno sa di se stesso.

Marzo,1997